Giocatore italiano

Bagialemani Ruggero


Nato il 2 febbraio del 1963 a Roma, interno, dopo tutta la trafile nelle giovanili nettunesi, esordisce a 15 anni in A1 in un Nettuno-Novara del 1978. Gioca per 22 stagioni consecutive a Nettuno vincendo 4 campionati italiani, 2 Coppe Italia, 2 Coppe Ceb, 2 Coppe Campioni e 2 Supercoppe europee. In 1003 partite giocate ha battuto 1338 valide (record assoluto con la stessa squadra), con 863 RBI, 98 HR, per una media vita di .339. Ha vinto anche il guanto d’oro in 14 occasioni (4 da terza base, 10 da interbase). Nel 2002 a distanza di 3 anni dall’ultima partita è entrato come pinch hitter a Modena per l’ultimo turno in carriera. Dopo un anno da direttore tecnico nel 2001, diventa il manager l’anno successivo centrando subito la finale persa con il Rimini. Perderà altre tre finali scudetto, tutte a gara 7. Vince l’European Champions Cup del 2008 e la Coppa Italia 2011. Ha una breve parentesi al Grosseto come manager nel 2010, ma l’anno dopo torna subito a Nettuno dove resta fino al 2013. Il Nettuno nel 2014 ha ritirato la sua maglia numero 20. Nel 2016 entra nello staff della nazionale tedesca d, dal 2020 sarà in quello dei P.O italiani, Ha esordito in nazionale diciannovenne nel campionato del mondo disputato in Corea del Sud. Ha giocato 18 anni consecutivi in azzurro vincendo 4 campionati europei, partecipando a tre Olimpiadi, cinque Intercontinentali e sette mondiali. Miglior giocatore d’Europa nel 1989, Bagialemani detiene il record di presenze nella nazionale azzurra, ben 195, con 209 valide e una media vita di .310.

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TUTTI IN PIEDI DAVANTI AL CAPITANO

Vita e carriera di Mr. Italia

di Ignazio Gori

Ruggero Bagialemani è nato a Roma il 2 febbraio 1963. Interbase e terza base dal talento innato e l’istinto felino, ha trascorso la sua intera carriera da giocatore e poi gran parte di quella da manager con la squadra del Nettuno. Ha iniziato a giocare nella squadretta della sua parrocchia, i “Black Angels” di San Rocco e durante il periodo delle giovanili ha vinto 7 campionati di categoria. Il suo precoce talento viene premiato a soli 15 anni con l’esordio in Serie A in una partita del 22 aprile 1978, disputata tra il Nettuno e il Novara. Da quella gara in poi, per 22 stagioni, fino al 1999, Bagialemani ha indossato solo l’amata casacca del Nettuno, entrando nel novero delle più grandi bandiere di questo club.

Conosciuto e rispettato per il carattere focoso, da vero trascinatore, nell’ultima partita del campionato 1999, una tesa gara 7 di finale contro gli acerrimi rivali del Rimini, ha rimediato una squalifica di tre anni, poi ridotta, per aver aggredito l’arbitro di casa base, il quale non fu più ulteriormente designato per arbitrare in una gara di Serie A, terminando la carriera non certo per raggiunti limiti di età. Ma questo episodio non scalfisce la carriera di Bagialemani, il suo palmarès e la sua stimata reputazione nel mondo delle 108 Cuciture, perché è in questa maniera che agisce un vero capitano, incapace di chinare il capo dinanzi a nulla e a nessuno, soprattutto dinanzi a decisioni arbitrali ritenute sbagliate. Il temperamento e la determinazione dell’uomo soprannominato anche “il Pantera” potrebbero essere esemplificati in un solo episodio. Nel 2002, dopo aver scontato la squalifica, si è ripresentato al box di battuta da “pinch hitter” in una gara a Modena. Il messaggio era chiaro: lui c’era ancora e poteva essere decisivo, anche a 39 anni.

Ho potuto saggiare questo entusiasmo contagioso, questo spirito guerriero, quando, un po’ emozionato, andai a intervistare Bagialemani nel 2018 per il sito di informazione www.kaleidoscopia.it. Ovviamente non ho potuto trascrivere nell’articolo tutto quello che mi raccontò, ma ricordo il guizzo luminoso nei suoi occhi nel rievocare il coraggio che avevano avuto lui e gli altri campioni dei tempi andati, quando con la nazionale affrontavano gli squadroni olandesi, cubani, o i tagliagole del Nicaragua, del Guatemala … un coraggio, un orgoglio che oggi stenta a manifestarsi. Credevo di ascoltare dei racconti di Emilio Salgari, narrati da un esotico pirata.

Giusto per il sordo rumore delle cifre – e nella vita di Bagialemani di cifre roboanti ce ne sono molte – quella di Modena fu la sua ultima in Serie A, esattamente la numero 1003. Una carriera lunghissima che lo ha visto conquistare 4 scudetti (’90, ’93, ’96, ’98), 2 Coppe dei Campioni (’91, ’97), 2 Coppe Ceb (’93, ’95) e 2 Supercoppe Ceb (’92, ’98). I suoi record sono molteplici e molti tuttora reggenti, tra i quali quello di maggior numero di valide, 1338, con la stessa maglia. Una cifra pazzesca, frutto di una media vita al box di .339, condita da 863 RBI e 98 “bombazos”, come simpaticamente gli amici cubani chiamano gli homerun. E poi c’è un record curioso, che sembra inventato da un disegnatore di manga giapponesi, ma è tutto vero: 7 valide mandate a referto – record di tutti i tempi nel campionato italiano – in un derby del 1984 vinto contro i cugini dell’Anzio, finito 44-0 (sic!). Una carriera davvero intensa, coronata da ben 14 Guanti d’Oro; bottino che permette di strizzare l’occhio ai migliori interbase-terzabase di sempre nati fuori dagli Stati Uniti.

Oltre a quella del Nettuno, c’è un’altra storia d’amore che è sbocciata nella carriera di Bagialemani, ovvero quella con la maglia azzurra. Dopo aver vinto 2 Europei Cadetti e 1 Juniores, nel 1981, è stato firmato dai Baltimore Orioles, che lo avevano notato ai Mondiali U18 di Newark, New Jersey; torneo che lo aveva visto eletto Miglior Interbase con una mostruosa media battuta di .600. Purtroppo gli obblighi militari e l’impossibilità seguente di tornare negli Stati Uniti, frequentare due anni il college per essere così eleggibile, ne hanno impedito l’accesso ai professionisti.

Il debutto con la nazionale maggiore è solo questione di tempo e avviene nel 1982, nel corso dei Mondiali disputati in Corea del Sud, che hanno visto la squadra di casa conquistare l’oro davanti ai giapponesi e agli americani e che purtroppo ha visto l’Italia classificarsi all’ultimo posto. Ma le dure competizioni internazionali forgiano lo spirito dei veri campioni, come quello di Ruggero che per 18 anni consecutivi, 9 dei quali da capitano, vestirà la maglia azzurra con estrema dedizione; un costante valore aggiunto se pensiamo alle sue 209 valide e alla sua media battuta superiore ai .300 (.310). Le sue 195 presenze inoltre sono tuttora il top tra gli azzurri più integerrimi.

Dopo l’apparizione al torneo dimostrativo di Los Angeles 1984, ha partecipato ad altre due tornei olimpici, stavolta ufficiali, quelli di Barcellona 1992 (7° posto) e quello di Atlanta 1996 (6° posto), la famosa edizione del record, tuttora imbattuto, di Luigi Carrozza, con un sontuoso .571 in battuta da far invidia persino al potente slugger cubano Orestes Kindelàn. I 4 ori europei sono sicuramente l’indice della predominanza continentale di un grande ciclo azzurro, un’era caratterizzata da epiche battaglie con l’Olanda. Si parte nel 1983 con l’oro conquistato sui diamanti di casa, per continuare nel 1989 in Francia, e ancora nel 1991 con un altro oro casalingo, per finire nel 1997, di nuovo in Francia, paese che a Biagialemani deve aver portato fortuna, se consideriamo anche la Coppa dei Campioni vinta a Parigi nel 1991, ai danni degli Haarlem Nicols, vittoria particolarmente cara visto che mancava da molti anni nelle teche nettunesi. Il Capitano ha prestato servizio anche in 5 Coppe Intercontinentali e ben 7 Mondiali, record assoluto di un atleta in ogni sport, un vero e proprio guinness. Un piccolo rammarico è rappresentato dall’ultimo Mondiale disputato da Ruggero, quello del 1998, in Italia, dove gli azzurri conquistano un quarto posto – comunque miglior piazzamento di sempre – ma perdono la finalina per il bronzo contro il forte Nicaragua, proprio a Nettuno. Scherzi del destino e del baseball!

Oltre che nella Hall of Fame italiana, Bagialemani meriterebbe anche l’ingresso in una eventuale Hall of Fame europea, visto che nel 1989, eletto Miglior Giocatore d’Europa, è stato chiamato insieme al grande Roberto Bianchi, tuttora recordman negli homerun nella storia del campionato italiano, a partecipare da titolare ad un All-Star Game internazionale, giocato ad Atlanta il 22 agosto 1990, gara che ha visto trionfare il Resto del Mondo sulla squadra delle Americhe per 11-8. Va rimarcato che questa è stata la prima e unica sconfitta rimediata della selezione delle Americhe negli All-Star Game internazionali.

È difficile tenere fuori un campione una volta ritirato dall’attività agonistica e infatti anche per Bagialemani si è aperta la carriera tecnica. Ha ricoperto la carica di DT del Nettuno nel 2001, contribuendo allo scudetto vinto dagli “indians” di Giampiero Faraone, l’ultimo, il 17° della storia del club tirrenico. Subentrando a Faraone, altra solida leggenda del baseball nettunese, diviene manager e per sette anni guiderà la squadra, non riuscendo però a riconquistare lo scudetto. Dopo un anno di riposo, passa nel 2010 per una stagione al Grosseto BC, per tornare di nuovo nella sua amata Nettuno, per le ultime tre stagioni. In totale, da manager del Nettuno, ha vinto la Coppa dei Campioni del 2008 e la Coppa Italia nel 2011. La sua esperienza internazionale lo porta anche brevemente nello staff tecnico della nazionale tedesca.

Nel 2010, a prova del suo esempio sportivo e umano, viene chiamato dal vicerettore dell’Università di Campobasso, il prof. Marco Marchetti, per una Lectio Magistralis; università che aveva precedentemente tributato di un simile onore solamente il Santo Padre Karol Wojtyla e il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

Nel 2014, la sua mitica numero “20” è stata meritatamente ritirata, facendolo entrare di diritto nell’olimpo dei diamantati.

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Gli aneddoti sulla vita e carriera di Ruggero Bagialemani, il Comandante, “el cubano blanco” per la sua vicinanza emozionale alla terra di Cuba, sono davvero tanti … come quello di Orlando “El Duque” Hernandez, che gli ha dedicato la sua prima World Series vinta nel 2000 con gli Yankees … del guanto del “Duque” regalato al nostro Gianluca Marcoccio, come un cimelio storico … e poi i suoi incontri con Fidel Castro e i 70.000 urlanti dello stadio LatinoAmericano de L’Avana, ai Mondiali dell’ ’84 … il suo secco “NO!” a Silvio Berlusconi, che nel 1991 gli aveva offerto di giocare nella sua Mediolanum – perché al cuor non si comanda, e il cuore di Ruggero è a Nettuno – e tante, ma tante altre avventure … ma io mi accontenterei di dire solo una cosa.

Molti lo hanno definito il “Pete Rose italiano”. Beh, permettetemi di dire invece che anche Pete Rose è stato il “Bagialemani americano”!

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