Giocatore italiano

Ludovisi Franco


Lanciatore nato a Bologna il 27/12/1935, si avvicina al baseball nel 1946, iniziando l’attività agonistica nel 1951. Da giocatore ha giocato 27 campionati ufficiali, tra i quali 7 in Prima Serie (1955-’59-‘60-‘63-‘64-‘65-‘66, di cui 3 con doppio ruolo di giocatore-allenatore), 11 in Seconda Serie (di cui 7 come gioc.all.) 6 in Terza Serie (di cui 5 come gioc.all.), 3 in Quarta Serie (di cui 3 come gioc.all.). Vanta 2 presenze con la Nazionale (1959-’64) con la quale è stato vicecampione d’Europa nel 1960. Tra i suoi record ricordiamo: Primo lanciatore della Nazionale Italiana a vincere una partita internazionale lasciando a zero gli avversari (1959, Trieste: Italia Spagna 11 – 0, Torneo Europa e conseguente Premio al Miglior Lanciatore della competizione); giocatore della rosa azzurra che batte per la prima volta l’Olanda (Utrecht, 22.8.1959); miglior PGL (ERA) per una formazione di Bologna, 0.92, che resiste dal 1959 al 2004. Nel 1960 gli viene assegnato il Guanto d’Oro come Miglior lanciatore/interno d’Italia.

Inizia ad allenare nel 1953. Come allenatore disputa 42 stagioni ufficiali, di cui 3 in Prima Serie, 12 in Seconda, 19 in Terza e 6 in Quarta. Ha allenato la Libertas Bologna, le Calze Verdi Casalecchio (con le quali è stato Campione d’Italia Serie C), e ancora la Fortitudo, le Fiamme Oro, la Bazzanese, il Rimini, il Sunrise Softball Casalecchio, gli Yankees San Giovanni in Persiceto, il Castenaso (con il quale è stato Campione d’Italia Serie D e C), Ponte di Piave (Treviso), il Modena, Imola, la Longbridge Bologna, il Minerbio, il Padova, il Riccione, Cesena, l’Ozzano Emilia, il Verona, il Carpi e il San Lazzaro ’90. Nel 1961 è vice allenatore della nazionale maggiore. Nel 1979 è campione d’Europa come pitching coach della Nazionale Cadetti. Nel 1997 allena la Nazionale Militare, mentre l’anno successivo ricopre il ruolo di pitching coach. Nel 2000 è pitching coach della Nazionale Universitaria.

Tra gli altri incarichi troviamo quello di Consigliere del Comitato Nazionale Tecnici dal 1985 al 1989 e collaboratore alla rivista TuttoBaseball negli anni 1979 e ’80. Il suo apporto tecnico è stato fondamentale per giocatori quali Alberto “Toro” Rinaldi, Stefano Malaguti, Alfredo Meli, Angelo Baldi, Giuseppe Piana, Ermanno Barbieri, e soprattutto per i lanciatori Gianni Lerker, Cesare Ghelfi, Roberto Martelli, Paolo Mattioli, Cesare Ghermandi, Paolo Passerini, Gianni Dolzani e D’Angelo Matteo. Una curiosità: nella stagione 1982 è stato anche arbitro. Per la sua intensa e infaticabile dedizione al baseball è stato inserito nella Italian Baseball Hall of Fame.

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L’IMPORTANZA DEL RICORDO. INTERVISTA A FRANCO LUDOVISI

di Ignazio Gori

(15 aprile 2020) Il Bar del Baseball ritiene estremamente importante l’attività della Hall of Fame italiana; preservare il ricordo da tramandare alle giovani e future generazioni è fondamentale per costruire la “passione del domani”. Per questo motivo abbiamo ascoltato molto volentieri le parole di Franco Ludovisi, componente della Commissione per l’induzione nella Italian Baseball Hall of Fame.

Il principio della Hall of Fame, in primis quella di Cooperstown (NY) negli Stati Uniti, e poi adottato dalle altre patrie del baseball – Giappone, Cuba, Messico, Venezuela ecc. – è quello di preservare la memoria di questo sport, stilando e aggiornando di volta in volta una “epica” sportiva.

Qual è la sua idea della Italian Hall of Fame?

F.L. L’idea che mi sono fatto della HOF è che sia un tributo “dovuto” a chi ha ben operato per il baseball italiano. Poi questa “memoria storica” viene sottolineata e tramandata alle generazioni future che potranno confrontarsi con quelle passate.

I giovani che vogliono avvicinarsi a questo sport, hanno il “diritto” (se non il “dovere”) di conoscere chi ha formato quello sport e chi ha contribuito a renderlo grande nel paese, ovvero il principio di “consapevolezza”. Per chi non lo sapesse, quali sono i cardini per l’elezione nella Hall of Fame italiana?

F.L. I cardini sono senz’altro i curricula sportivi, dirigenziali o professionali dei personaggi che vi sono indotti, unitamente ai “record” speciali che ogni candidato avrà avuto.

Una cosa che ci addolora sono le riserve in merito alla nomination di un grande del nostro baseball, Ruggero Bagialemani. Cosa ci sa dire a riguardo?

F.L. Con l’attuale regolamentazione a Bagialemani è impedita l’induzione; ma avrebbe i requisiti di entrare a farne parte sia come giocatore che come allenatore. Personalmente considero Ruggero un mio grande allievo, ha sempre risposto “alla grande” alle aspettative che ho sempre avuto per lui, dopo averlo conosciuto nel ‘79 al Campionato Europeo Cadetti, dove tra l’altro si dimostrò leader in ogni attività che svolgeva.

L’attività di elezione e nominations della nostra Hall of Fame è stata ferma tre anni, i primi tre della presidenza Marcon. Non sarebbe il caso di riprendere le redini della continuità, accrescendo le nomination annuali?

F.L. Già da quest’anno si è cercato di rimediare alla carenza di induzioni degli anni passati stando però attenti a non “inflazionare” la HOF. Non credo che la tendenza per il prossimo futuro possa essere quella di continuare con un ritmo molto sostenuto: è necessario e più saggio recuperare ancora qualche personaggio del passato remoto e premiarne qualcun’altro del passato più recente.

Quali sono secondo lei le papabili prossime e più urgenti nominations? Puo’ fare anche dei nomi suggeriti dal suo cuore, dal suo ricordo personale …

F.L. Mike Romano è rimasto fuori quest’anno per mancanza di dati ufficiali. Ho sorriso dentro di me perché ritenevo impossibile ignorare quanto fosse stato grande Romano sia come giocatore che come allenatore. Ma anche il metodo di induzione deve rifarsi a regole precise. Cabalisti è stato ricordato nella riunione del 2019 e probabilmente sarà fra i papabili della prossima induzione. Poi credo che verranno presentate anche altre candidature come quella di Carenzetti, indimenticato prima base nettunese e, sempre di Nettuno, quella di Scirman per la categoria arbitrale. Di altre candidature non ho conoscenza, se non quelle che si dicono sui social, ma che non si traducono mai in richieste formali. Con l’attuale regolamento però risultano indispensabili le candidature che possono essere avanzate da ognuno di noi e che faciliterebbero e deresponsabilizzerebbero il lavoro della Commissione.

Sal Varriale, Carrozza, Montanini ed Enzo di Gesù sono stati gli ultimi indotti. Soffermiamoci su Di Gesù, che con la sua rivista TuttoBaseball e Softball ha rappresentato per anni un punto fermo della cronistoria di questo sport a livello nazionale …

F.L. Enzo è una pietra miliare del giornalismo dedicato al baseball. È stato bellissimo ritrovarlo in Commissione e poterlo indurre subito. Precedentemente chi faceva parte della Commissione si autoescludeva dalla candidatura, come nel caso di Beppe Guilizzoni. Sono contento che sia stato scavalcato anche questo ostacolo perché chi vale deve trovare riconoscimento in ogni caso.

Come si potrebbe supplire, secondo lei, a cosiddetti “buchi neri”, ovvero a quei periodi del nostro baseball privi di statistiche ufficiali e dunque difficilmente quantificabili in quanto a elezioni per la Hall of Fame?

F.L. Il 2019 lo possiamo annoverare anche lui fra i “buchi neri” per l’assoluta mancanza di dati riferiti ai “giocatori”. Per il periodo antecedente alle statistiche ufficiali Fibs, ora non consultabili, ci sono comunque dati riportati dai Baseball Book di Gandolfi e Di Gesù, abbastanza esaurienti. Poi moltissimi protagonisti di quel periodo sono già stati indotti nella HOF; ad esempio Marcucci, Lachi, Glorioso, Gandini, Tavoni, Tagliaboschi, Masci … Per cui ritengo che basti la memoria di chi desidera un’induzione per risvegliare i propri ricordi. Di anno in anno, prima del 1960, venivano assegnati anche i Guanti d’Oro (Golden Gloves) ai giocatori più rappresentativi di ogni ruolo, proprio come in America e in altri paesi. Consultando questi awards appaiono tutti i migliori atleti dell’epoca, dei singoli campionati, di cui la maggior parte già indotti nella HOF.

Come ordinano gli americani, tenere viva una Hall of Fame è un onore che abbisogna di una grande organizzazione. Più collaboratori, più efficienza. Che ne pensa? Lei ha dei modelli di riferimento?

F.L. I modelli di riferimento sono le HOF degli altri paesi che praticano baseball a livello più alto e che le hanno istituite. Non conosco novità che possano portare a una diversa organizzazione della HOF. Poi semmai il mio sarebbe un contributo da discutere in seno alla Commissione, o anche più in alto.

Tutto il Bar del Baseball augura a lei e alla Italian Hall of Fame di presenziare e coprire il più possibile il panorama storico del nostro baseball, magari fornendo delle nominations anche “alternative”. Ma qual è il suo più sincero augurio da Responsabile?

F.L. L’augurio è di riuscire sempre a dire e fare quello che si sente dentro. Poi se questo è in contrasto con regolamenti, modi di pensare, filosofie, pressioni esterne ed altro ancora … c’è sempre la scappatoia di lasciare ad altri l’incarico.


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